Dalla ristorazione tradizionale a quella virtuale: dove ci porteremo a cena nel 2030?

Per chi, come me, si occupa di innovazione nell’industria del cibo e ha una formazione economico-internazionale, spulciare tra le pieghe del web per scoprire le nuove tendenze del mercato è una mania, più che un dovere professionale. Non c’è giorno che non legga stralci di ricerche e analisi a medio-lungo termine e che non mi diverta a proiettare il mio presente nel futuro tracciato da statistiche e previsioni economiche.

Per questo, quando mi sono imbattuta nel Libro Bianco dell’Economist (noto settimanale d’informazione politico-economica) sui trend globali dell’industria alimentare fino al 2030, mi sono chiesta:

Dove mi porterò a cena, quando ci saranno più ristoranti virtuali che reali?

Piccolo passo indietro: cos’è un ristorante virtuale?

Un ristorante virtuale o fantasma (dall’inglese virtual o ghost restaurant) è una cucina senza sala, pensata soltanto per le consegne a domicilio: niente camerieri, musica di sottofondo, sorrisi accoglienti, scie profumate e chiacchiere leggere. Insomma, niente coccole.

Un po’ c’era da aspettarselo: con la crescita* di piattaforme online, come Uber Eats e Deliveroo (solo per citare due colossi), che forniscono supporto logistico e di consegna ai ristoranti, o delle piattaforme di aggregatori, come FoodPanda e Grubhub, che indirizzano gli ordini dei clienti ai ristoranti (i quali gestiscono direttamente la consegna), l’ascesa dei ristoranti virtuali è inevitabile: meno costi di personale, canoni di locazione più bassi, prezzi più competitivi. Quello che sorprende è, invece, l’impatto che questa ascesa avrà sull’industria alimentare: è, infatti, molto probabile che nuovi “cibi di nicchia”, adatti per la consegna, popoleranno il mercato da qui ai prossimi dieci anni. Ancor prima, però, migliorerà la qualità generale dei piatti d’asporto (più curati dal punto di vista delle materie prime selezionate) e ne aumenterà la varietà, per sbaragliare una concorrenza destinata a farsi più agguerrita.

E cosa accadrà ai ristoranti tradizionali?

Se vorranno sopravvivere, dovranno investire di più nell’intrattenimento, nell’esperienza, per evitare di avere sale vuote e rapporti quasi esclusivamente virtuali con i propri clienti. Anzi, ho il vago sospetto che l’ascesa dei ristoranti virtuali premierà i ristoranti tradizionali che avranno una sala competitiva, con una brigata all’altezza delle aspettative di una clientela sempre più esigente e curiosa. D’altronde, a parità di esperienza gusto-olfattiva, è il fattore umano a fare la differenza o, per dirla alla mia maniera, a farti scegliere se portarti a cena fuori o se farti portare la cena a casa.

* Le più recenti stime suggeriscono che il mercato globale della distribuzione di cibo online potrebbe sfiorare i 140 miliardi di dollari nel 2023 (Fonte: “Global food trends to 2030: With a closer look at the GCC”,  The Economist – Intelligence Unit, 2019).

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