Fame e malnutrizione: un “nostro” problema

(Foto dal web)

Il tema dell’alimentazione occupa gran parte della mia giornata lavorativa.

Molti di voi conoscono la declinazione patinata di “Stasera Mi Porto a Cena Fuori”, mentre ignorano del tutto il mio impegno quotidiano a favore di una sfida che mi sta molto a cuore: garantire l’accesso a un’ALIMENTAZIONE SANA, SOSTENIBILE e CONVENIENTE.

Purtroppo, però, il 16 ottobre di ogni anno, la FAO ci ricorda che la fame uccide più persone della malaria, della tubercolosi e dell’AIDS messe insieme. Come a dire: prima ancora di preoccuparsi che a tutti sia garantita una dieta nutriente ed ecocompatibile, occorre tutelare il diritto fondamentale dell’essere umano al cibo.

In che modo? – vi starete domandando.

Innanzitutto, prendendo coscienza del problema, delle sue cause e delle conseguenze.

A dispetto della nostra percezione, infatti, fame e malnutrizione non sono piaghe “lontane”, né si risolvono producendo più cibo: l’attuale produzione basterebbe a sfamare l’intera popolazione mondiale, eppure 800 milioni di persone soffrono la fame.

È evidente che, a monte, ci siano anche le nostre scelte di consumo: pensate agli effetti drammatici del cambiamento climatico – le carestie, ad esempio. Ebbene, da sola l’agricoltura globale genera circa 1/3 delle emissioni dovute alle attività umane, più di quanto rilasci nell’ambiente l’intero settore sia dei trasporti sia della produzione di elettricità (dati WWF).

A valle, invece, ci sono orde di esseri umani, che quasi quotidianamente sbarcano sulle nostre coste.

I più fortunati, s’intende.

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