Pasto libero: il menù surrealista

di Mariangela Sansonetti

Lo scorso Natale mi sono regalata un kit di sopravvivenza immaginario: ci ho messo dentro la curiosità e ho affrontato il nuovo anno. Devo dire che, tutto sommato, non mi è andata male. Quest’anno, però, ci voglio mettere anche la creatività. Non una creatività qualunque ma quella senza alcun significato romantico o artistico. Piuttosto, cerco la consapevolezza di saper affrontare il caso in modo creativo.

Così come è stato un caso che, di recente, ho rivisto il film Midnight in Paris e ho trovato qualcosa che non ricordavo: una definizione sintetica del movimento surrealista.

In questa scena: Gil Pender, il protagonista di Midnight in Paris, incontra Salvador Dalì, Man Ray e Luis Buñuel, tre grandi maestri del Surrealismo.

Rendere schiava l’immaginazione […] è la più grande sciocchezza.

Il poeta francese André Breton non ha dubbi quando nel Manifesto Surrealista (1924) teorizza le tesi del movimento artistico. Esplorare il mondo per dare voce alla fantasia, al sogno e all’inconscio diventa una necessità per esprimere il reale senza il controllo della ragione e delle preoccupazioni estetiche o morali. Alle spalle di queste idee ci sono il pensiero del Novecento e le scoperte di Sigmund Freud, che hanno reso l’inconscio un terreno di ricerca e di sperimentazione.

Nella sur-realtà, realtà “altra” presente a un livello diverso dalla coscienza, anche il cibo diventa qualcos’altro.

Il menù surrealista

Man Ray – pittore, fabbricante di oggetti, autore di film d’avanguardia – è conosciuto soprattutto come fotografo surrealista. Man Ray è un artista che rompe le convenzioni per dare importanza e valore artistico anche ad oggetti di uso comune: la baguette blu cobalto è un oggetto allusivo e divertente perché non rappresenta il pane come lo conosciamo. Ha perso la commestibilità. È il colore, infatti, a suggerire il sapore e la qualità di un alimento prima ancora del suo assaggio; a disporci positivamente o negativamente nei sui confronti, tanto che – se il gusto non corrisponde all’attesa – provoca sorpresa o diffidenza.

Mr. Knife and Miss Fork, invece, era una serie di nove scatole con forchette e coltelli attorno a reti di cotone piene di perline di legno. Puoi quasi immaginarli come piatti disposti attorno ad un tavolo: una mise en place capace di far rabbrividire le signore del bon ton.

Per Salvador Dalì il cibo non è solo cibo ma un’ossessione. In una delle sue famose citazioni, Dalí ha detto:

A sei anni, volevo diventare cuoco. A dieci, Napoleone. Da allora in poi le mie ambizioni sono sempre andate crescendo.

Nella stravagante composizione dell’opera Uova al tegame senza tegame si intrecciano significati complessi legati al mangiare, agli umori biologici collegati (la saliva, il sangue) e all’opposizione duro-morbido, una fantasia ricorrente dell’artista. Le uova sul piatto simboleggiano, per Dalì, il mistero e il fascino della vita prenatale. Altre suggestioni, questa volta di tradizione iconografica religiosa, non sono estranee a questa immagine: i seni di Sant’Agata e gli occhi di Santa Lucia sono tradizionalmente esibiti su un piatto.

Le cene date insieme a Gala, sua moglie e musa, sono leggenda ma, per fortuna, l’artista ci ha lasciato un suo manuale di cucina in cui svela alcuni degli elementi surreali ed erotici che caratterizzavano le loro celebri feste (Les dîners de Gala, Taschen).

Nel surrealismo onirico di René Magritte, invece, non ci sono raffigurazioni fantastiche. Nei suoi dipinti vediamo solo oggetti del mondo reale al di fuori del loro abituale contesto: è così che ti disorienta, ti instilla il dubbio e ti fa riflettere. È un normale tavolo apparecchiato per cena ma sulla fetta di prosciutto c’è un occhio che ti fissa in modo sconcertante. Lo sguardo bovino sembra accusare la nostra animalità di essere umani, le posate diventano armi minacciose e l’atto di mangiare, per quanto possa essere un gesto quotidiano, diventa un rituale violento.

Ma chi è seduto al tavolo? Io, tu, noi. È il ritratto dell’umanità.

Se ami (come me) Dylan Dog, l’investigatore dell’incubo creato da Tiziano Sclavi, non puoi non conoscere Golconda! la storia ispirata all’omonima opera iconica di Magritte (n. 41, Ottobre 1994).

Una sera di noia, in un rumoroso bistrot, tra chiacchiere e buon vino, nasce un gioco un po’ curioso: si chiama Cadavere squisito o Cadaveri eccellenti. Il nome nasce dalla prima frase formata dai giocatori di questo gioco, nel 1925. La frase era le cadavre exquis boira le vin nouveau, tradotto in italiano, il cadavere squisito berrà il vino novello. Il gioco prende vita in un contesto surrealista, l’automatismo e la casuale associazione di elementi sono i principi alla base di questo tipo di azione. I surrealisti cercavano il divertimento e ben presto il gioco si è trasformato in uno strumento creativo.

Quali sono le regole? È un gioco di carta e matita, non competitivo, che consiste nel creare un testo ma ogni partecipante ignora i contributi degli altri. Prima di iniziare bisogna decidere la struttura – ad esempio, “nome – aggettivo – verbo – complemento oggetto” – poi, a turno, ogni partecipante scrive una parola, piega il foglio per nasconderla e lo passa al giocatore successivo, che aggiunge una nuova parola senza conoscere cosa è stato scritto fino a quel momento. Alla fine, si srotola il foglio e si legge il risultato.

Da sempre i giochi sono un classico del periodo di festa e qui c’è un mio regalo.

Cliccando sul download puoi scaricare le regole del gioco illustrate: puoi stamparle, incorniciarle e, naturalmente, seguirle per giocare. L’illustrazione nasce dalla fantasia di Pietro De Marco che, oltre a subirsi i miei flussi di coscienza, disegna cose belle.

> DOWNLOAD <

Ci ritroviamo presto, nel frattempo, ti auguro eccellenti feste.

Se stampi l’illustrazione o se
giocherai a Cadaveri eccellenti,
me lo fai sapere con una storia? Menzionami su Instagram,
mi trovi qui @mariangela.sansonetti

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