Vita da Freelancer

Essere una progettista freelance è un’attitudine, prima ancora di una scelta imprenditoriale.

Almeno per quanto mi riguarda.

Ero una bambina ossessionata dai perché?, intraprendente e poliedrica. Sono diventata una donna eclettica, flessibile e indipendente. Nel mezzo, un percorso di studi mai troppo umanistico né propriamente scientifico, che ho messo a valore in tutte le mie esperienze lavorative precedenti.

Per questa ragione, la mia attuale professione è il miglior abito che potessi cucirmi addosso.

La progettazione mi consente, infatti, di spaziare da un settore all’altro, di conoscerne criticità e fabbisogni e studiare, insieme ai tecnici, soluzioni ad hoc per accrescerne le potenzialità. Così, ad esempio, posso occuparmi di progetti di sviluppo per la competitività dell’agro-industria, senza dover essere un economista agrario. Il mio valore aggiunto è il metodo.

Ma cosa significa realmente essere freelancer?

Al netto delle ricadute fiscali, per me significa essere un professionista senza fissa dimora, avere un ufficio diverso nell’arco della stessa giornata: dalla sala riunioni del cliente, al vagone di un treno; dalla hall di un albergo, alla sala d’attesa di un aeroporto; per non parlare di bar, ristoranti e del salotto di casa mia!

Soprattutto, significa poter gestire il mio tempo in autonomia: organizzare liberamente le mie giornate, partire senza preavviso, restare a casa se e quando mi ammalo – salvo finire per lavorare 7 giorni su 7 (compreso Ferragosto)!

Scopri di più sul mio lavoro!

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