Scorrano State of Mind

Nascere a Scorrano ti segna profondamente: condiziona la tua infanzia, complica la tua giovinezza e ti rende un adulto frustrato.

Fino al giorno in cui decidi di andare via.

Inaspettatamente manifesti un senso di appartenenza che ignoravi di possedere e persino le contraddizioni diventano folklore.

Quasi inconsapevolmente fremi di rabbia, perché perderai la festa della Patrona e obblighi tua madre – quella santa donna! – a telefonarti nel momento in cui la statua raggiunge l’Arco di Porta Terra, per sentire Italo che urla “Viva Santa Domenica!” e la banda intonare il Mosè di Rossini. E tu, dall’altra parte del telefono – proprio tu che mistificavi la tua stessa devozione – la schiena contro il termosifone spento, il corpo inerte, piangi.

Piangi e immagini milioni di coriandoli e petali colorati librarsi nell’aria, le braccia penzolanti dal parapetto della terrazza della Cummare Cetta e il baldacchino farsi strada faticosamente tra i migliaia fedeli accalcati in via Umberto I. E, ancora, il Sindaco impettito sotto la fascia tricolore (fradicia anche quella di sudore), la giunta, i consiglieri e il Comitato Festa. Le chiavi del paese e il vecchio parroco che farfuglia la benedizione – ma non doveva andare in pensione?

Chissà come saranno belle, quest’anno, le luminarie!?

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[1] Santa Domenica V. M., come sogliono chiamarla gli Scorranesi.

[2] Italo Blandolino, fioraio e personaggio carismatico di Scorrano.

[3] “Mosè in Egitto”, opera di Gioachino Rossini su libretto di Andrea Leone Tottola, dalla tragedia L’Osiride di Francesco Ringhieri.

(Foto di copertina di Diana Cimino Cocco)

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