Ravintola Nokka, HELSINKI (FI)

Volare fino a Helsinki e non assaggiare la carne di renna aveva un che d’immorale. Non che il salmone fosse meno appagante, ma, dopo zuppa (lohikeitto), filetto al forno (savulohi) e carpaccio (graavilohi), avevo un disperato bisogno di provare altro.

“Sì, ma dove? Avrei dovuto pensarci prima di partire!” – mi ripetevo, ma confidavo nella buona sorte e, d’altra parte, non avevo tempo per rimuginare. Infatti, mi restavano solo 48 ore per trovare un ristorante gourmet all’altezza delle mie aspettative e che garantisse sulle materie prime (in primis la carne di renna). Per questo, quando sulla banchina del porto di Katajanokka(*) inciampai nel totem con la pubblicità del mercatino che Ravintola Nokka(**) organizzava in collaborazione con 15 piccoli produttori locali (tra cui allevatori di renne della Lapponia), mi sentii sollevata.

Prima di decidere, però, interpellai guide e blog e, soprattutto, i miei amici giramondo, che pure brancolavano nel buio.

Tanto valeva provare.

Ricavato in un vecchio magazzino del porto, il ristorante era finemente arredato e popolato di gente in giacca e cravatta, che aveva tutta l’aria di essere lì per festeggiare una trattativa andata a buon fine. Eppure, a vederlo dall’esterno, l’edificio dava l’idea di essere un’austera mensa proletaria per gli equipaggi delle navi ormeggiate a Sud, forse per i muri di mattoni rossi e per i due titani di ferro (un’ancora e un’elica imponenti) addossati alla facciata. Al contrario, gli interni erano leggeri ed eleganti e la cucina a vista, protetta solo da una parete vetrata con porta scorrevole, sembrava quasi una camera bianca.

Diversamente dal solito, non ero l’unica ospite che occupava il tavolo da sola e i camerieri quasi non badavano a questo particolare – che, invece, avevo sperimentato inquietava più di una brigata nella mia adorata Puglia. Fu, perciò, abbastanza facile negoziare sul menu degustazione e ottenere che sostituissero l’agnello cotto a fuoco lento col filetto di renna della Lapponia.

“È fortunata, lo chef dice che si può fare. Devo avvisarla, però: c’è un sovrapprezzo di 10 euro.”

Diamine! Avevo fatto tutti quei km anche per assaggiare un piatto che difficilmente avrei ritrovato altrove, se non alle stesse latitudini.

“Faccia pure.” – la interruppi risolutamente, quindi recuperai un filo di esitazione: “Cosa mi dice del vino?”

Da menu, ogni portata era abbinata a un vino selezionato dal sommelier del ristorante e l’agnello era accoppiato a un Syrah in purezza della Valle del Rodano.

“..che si sposa perfettamente anche col filetto di renna.”

“Tanto meglio!” – esclamai soddisfatta.

Metà della missione era così compiuta: avevo il mio ristorante gourmet, la carne di renna e una storia da raccontare. Potevo rilassarmi e godermi la cena.

Fu un piacevole crescendo: dal sarago affumicato con cetrioli e aneto, sapientemente bilanciato da un calice di vinho verde Alvarinho DOC (del 2016); alle verdure dell’orto, croccanti, con salsa olandese al burro brunito, accompagnate da un pinot nero rosé trocken(***) della regione vitivinicola di Pfalz (della stessa annata); fino al filetto di renna con radici arrostite e salsa di ginepro.

Ricordo ancora la consistenza morbida della carne e la succulenza, inaspettate, il gusto intenso stemperato dalla tendenza dolce di barbabietola e carota e l’intingolo vellutato che concentrava gli umori di quel bendidio intorno all’aroma inconfondibile delle bacche.

Un idillio destinato a soccombere, ahimè, col sorbetto al fiore di sambuco, che aveva il compito disgraziato di fare tabula rasa in vista del dessert: mirtilli freschi (immancabili), budino di cioccolato bianco con olmaria e quenelle di gelato al cioccolato fondente, accompagnati da un decoroso calice di Brachetto d’Acqui DOCG.

127 euro, serenamente spesi più per il filetto di renna, la professionalità del personale di sala e la filosofia del ristorante, che ha fatto della selezione rigorosa delle materie prime locali il proprio mantra.

Sì, val bene una messa.

 

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English Abstract
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If you ever come to Helsinki, and wish to try gourmet Finnish food, then Restaurant Nokka can be the right choice: they only use the finest Finnish ingredients by carefully selected suppliers, thanks to their direct, personal relationship with each of them.

Nokka’s tasting menu was made of 4 courses each paired with a different wine.

Actually, I changed the main course (that was the slow-cooked lamb with herb butter and fermented garlic) with a delicious Reindeer fillet with roast root vegetables and juniper sauce.

Here’s the wine list: first a Portuguese Vinho Verde made of Alvarinho grapes; then black pinot rosé trocken (dry), from the German wine region of Pfalz; then a French Syrah from the Rhone Valley, and finally an Italian Brachetto D’Aqui DOCG, that went very well with the white chocolate pudding and fresh blueberries.

Moi Moi! 

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(*) Quartiere di Helsinki che dà il nome alla darsena e da cui lo stesso ristorante ha preso il suo.

(**) Ravintola: ristorante in finlandese.

(***) Secco in tedesco.

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