CORTESIE PER GLI OSPITI • Alessandro e Federica

Il 10 maggio è andata in onda la puntata di Cortesie per gli Ospiti, dove il Prof. Alessandro Sannino ed io abbiamo partecipato come concorrenti.

Quando ci hanno proposto di partecipare come concorrenti a Cortesie per gli Ospiti su Real Time, il prof. Alessandro ed io abbiamo colto l’opportunità per raccontare il progetto di ricerca che ci ha fatto incontrare e al quale lavoriamo da due anni: un progetto che parla di cibo, sostenibilità e nuove tecnologie. Come potete immaginare, l’esperienza televisiva è stata esaltante ma anche molto impegnativa. Per questo vorrei dedicare il nostro successo a tutti gli amici che ci hanno supportati con un buon consiglio o facendo da cavie per i nostri esperimenti culinari.

A cominciare dalla famiglia di Alessandro, per la straordinaria generosità e dai nostri motivatori della prima ora, Claudio e il mio prof. Angelo, che ci hanno aiutati a ideare il Menu Nutra-Etico della puntata. E, ancora, Orso, per la pazienza infinita, la Macàra Madre, Daniela Montinaro e il mio amico pasticcere, Michele Vetere, per aver condiviso le loro ricette segretissime. La mia maestra di bon ton, Lucia Custodi, e i miei A-medici Margherita Cantoni e Filippo, che ho costretto a mangiare ragù di polpo per almeno due settimane. Le mie Blog Girlz, Mariachiara Minoia e Mariangela Sansonetti, senza le quali mi sentirei persa. Ilaria Donateo, amica e supporter preziosa e Sara, la mia hair stylist, per aver reso il mio aspetto decoroso (nonostante le occhiaie da viaggio e l’insonnia).

Ne approfitto, infine, per ringraziare Stefania e Maria Vittoria di Magnolia, la troupe del programma, i tre meravigliosi giudici, Csaba dalla Zorza, Diego Thomas e Roberto Valbuzzi e le nostre concorrenti, Beatrice e Maura. E tutti voi: ci avete travolto con il vostro affetto!

Quale futuro per cibo e agricoltura?

Da un lato l’incremento della popolazione mondiale (che si prevede raggiungerà quota 10 miliardi entro il 2050; dati FAO), dall’altro il cambiamento climatico e i conflitti, concentrati soprattutto nei paesi meno sviluppati (ma i cui echi risuonano nel più ricco Occidente), mettono a serio rischio la sicurezza alimentare e la sostenibilità complessiva del sistema agricolodi approvvigionamento del cibo.

È evidente che i tradizionali modelli di produzione (cosiddetti high-input e resource-intensive), responsabili di deforestazioni, scarsità di risorse idriche, impoverimento del suolo ed emissioni di gas serra, non sono più praticabili. Occorre, pertanto, orientarsi verso sistemi innovativi che garantiscano l’uso efficiente delle risorse naturali, aumentando al contempo la produttività.

Attenzione, però, a considerare l’agricoltura di precisione come la panacea di tutti i mali: organizzazioni internazionali come la FAO, o grandi associazioni no profit, come la francese Fermes d’Avenir (Fattorie del Futuro) stanno spingendo sempre di più nella direzione di approcci olistici, come l’agroecologia, l’agro-silvicoltura, la climate-smart agriculture (l’agricoltura “intelligente” dal punto di vista del clima) e l’agricoltura conservativa, che oltre a valorizzare le conoscenze indigene e tradizionali, richiederebbero un minor consumo di combustibili fossili (notoriamente causa del riscaldamento globale e delle conseguenti grandi catastrofi naturali). Proprio Fermes d’Avenir ha recentemente lanciato una petizione per l’approvazione di 10 proposte di legge che facilitino la transizione verso un’agricoltura più ecologica, economicamente sostenibile e più competitiva rispetto all’agricoltura convenzionale, dipendente invece dal petrolio e dal gas naturale.

Superati anche satelliti e droni, idro-aereo e acquaponica, resta, però, la domanda delle domande: modelli produttivi su piccola scala, come quelli illustrati, possono sfamare il pianeta e fornire le materie prime per i prodotti che acquistiamo solitamente?

A sentire Maxime di Rostolan, fondatore e direttore dell’associazione, “l’agricoltura industriale non lo sta facendo (tant’è che al mondo non c’è mai stato un così alto numero di persone denutrite). Al contrario, l’agroecologia lo potrà fare, poiché garantisce maggiori rese per ettaro a fronte di un impatto ambientale risibile“.

Al solito, la sentenza ai posteri.